Impariamo il dialetto.

Con l’avvento del Natale, tra luci colorate, Babbo Natale sul balcone, panettoni, regali e gadget di ogni genere, arrivano “i cori gospel” dal vago sapore americano. Questa brutta abitudine di lasciarsi contaminare dagli “americanismi” è una vecchia storia. Noi siciliani ce l’abbiamo nel sangue da sempre. Se pensiamo a tutte le volte che la nostra isola è stata occupata, da quelle popolazioni che l’hanno dominata, è normale vedere emergere questa scarsa consapevolezza che abbiamo delle nostre potenzialità e che persiste da sempre. Abbiamo bisogno di stimoli che devono arrivare necessariamente da oltre oceano. Non abbiamo ancora preso coscienza dell’immenso patrimonio che possediamo. Da qui sono passati i più grandi poeti, filosofi, artisti e scienziati di tutti i tempi. Eppure, siamo ancora qua ad aspettare la notte di Halloween o buttare via le nostre tradizioni ed il nostro dialetto! Obblighiamo i nostri figli a parlare in italiano e guai se qualcuno si lascia scappare una parola sicula! Forse molti di noi non sanno che la nostra bella lingua italiana nasce proprio dal dialetto. Molti non ricordano Jacopo Da Lentini e quello che ha scritto… Attenzione, non ci si può solo aggrappare ad un sapere di plastica, composto da quattro nozioni imparate a memoria a scuola. Scavare nelle nostre mai sopite radici primordiali è di vitale importanza. Non possiamo proiettarci nel futuro se non conosciamo il nostro passato. Dobbiamo valorizzare la nostra identità per essere competitivi e non perdere la nostra unicità. Non dobbiamo vergognarci di ciò che siamo. Non dobbiamo assomigliare per forza a qualcun altro. Anche in Sicilia abbiamo i nostri gospel. Non c’è bisogno di cantare in inglese, possiamo tranquillamente cantare in siciliano. Il nostro dialetto, tra l’altro, ha una potenzialità enorme. Ogni fonema è puro ritmo. Ha una musicalità potente. Un suono duro come la pietra. Esiste un immenso patrimonio di canti, di suoni unici, di vibrazioni che riescono a toccare le corde dell’anima. Molti studiosi hanno raccolto dei canti in siciliano, i quali narrano di questo Dio che si fa uomo. Anni fa in molte chiese siciliane i “picurari” (pastori), si radunavano per la notte di Natale in chiesa per adorare il Dio bambino a suon di friscaletti (flauti di canna) e zampogna. Questa pratica, considerata troppo chiassosa dalla casta sacerdotale di quel periodo, fu completamente bandita. La Chiesa da sempre tende a soffocare la spontaneità, quella semplicità tanto osannata nei sermoni domenicali. Tutto ciò però non deve essere un limite. Il risveglio delle nostre coscienze è possibile. Dio possiamo lodarlo con i nostri canti in siciliano. Se un po’ lo conosco, per Lui non fa nessuna differenza. Sicuramente Lui ci ama così come siamo.

                                                                                                                                                                                                          Carmelo Salemi

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: