clarinetto

Sono trascorsi un po’ di anni dalle mie prime sperimentazioni con il “Friscalettu”, il flauto di canna che mi costruisco raccogliendo una pianta delle cannacee, l’Arundo Donax.

Sembra ieri quando creai i brani del mio primo cd dal titolo Hybla, questa città misteriosa di cui si sono perse le tracce. Sembra sia passato solo qualche giorno quando, con mio fratello, cercavo i ritmi giusti per le mie prime follie musicali. Ricordo il giorno, un po’ uggioso, quando andammo con Francesco Filosa dalle sue api per interrompere il loro laborioso lavoro con l’affumicatore per poterle registrare. Mettemmo un piccolo microfono all’interno di un’arnia per cercare di riprendere la loro voce, il loro battito d’ali.

Il risultato fu un brano destinato a rimanere una piccola perla della world music internazionale: “ALVEARI”. Questo brano divenne magico con quell’introduzione di api, con il mio Friscalettu, cioè con il mio Stradivari (così come l’ho soprannominato), con l’intervento della voce palestinese di Faisal Taher, con il berimbau di Riccardo Gerbino e la darbouka suonata da mio fratello: Paolo Salemi. Ancora oggi queste note sono utilizzate da diversi registi e per me è una grande soddisfazione sapere che qualcuno da qualche parte del mondo ascolta la mia musica e apprezza il mio piccolo lavoro.

Questo, che stiamo vivendo, è un periodo storico complicatissimo, traboccante di un continuo mutare, risuona nelle nostre anime come il moto perpetuo di Paganini. Il buon Dio ci ha mandato Papa Francesco proprio perché forse il cattolicesimo avrebbe bisogno di rinnovamento, di una seconda cacciata dal tempio di tanti furfanti, d’innumerevoli venditori di aria fritta, di questo caos che ci vuole demolire lentamente. Anch’io sono attratto dai cambiamenti e voglio lasciarmi guidare da questo vento di scirocco che sospinge la mia vela.

Ho ritrovato un vecchio clarinetto un po’ ammuffito e insieme con lui voglio naufragare in una terra nuova, partire per un nuovo viaggio.

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